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‘GREEN ECONOMY': COVID-19 UCCIDE LA RACCOLTA DEI ROTTAMI METALLICI



Con i suoi 28,9 milioni di tonnellate di acciaio prodotte nel 2019, l’industria siderurgica italiana si è piazzata al secondo posto in Europa, preceduta solo dalla Germania. Com’è stato possibile, visto che i nostri cugini teutonici possono disporre di notevoli giacimenti di minerale di ferro e noi, invece, di materie prime siamo così poveri che lo sanno anche i muri? La risposta è: grazie ai rifiuti. L’acciaio, infatti, è riciclabile al 100%. Questo significa che la filiera può essere alimentata quasi interamente dai soli scarti. La siderurgia italiana, nello specifico, si regge proprio sul flusso di rottami ferrosi che ogni anno finisce nelle fornaci elettriche da nord a sud del Paese. Cosa che fa dei rottami una merce ambita. Anche da chi è disposto a tutto pur di procurarsela e metterla sul mercato.

Fin qui tutto bene. Solo le imprese iscritte all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali possono infatti operare nel campo della raccolta ed avvio a recupero o smaltimento dei rifiuti. Il vero problema invece viene fuori continuando nella lettura del dispositivo. Per il legislatore, infatti, tra le imprese autorizzate, quelle cioè cui il produttore o detentore deve fisicamente consegnare i rifiuti, figurano anche quelle deputate alla ‘bonifica dei siti o alle attività di commercio o di intermediazione senza detenzione dei rifiuti’, così come ‘un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti’. In tutti e tre i casi il legislatore rischia di propiziare un vero e proprio illecito, amministrativo ed ambientale.

Come potrebbe infatti un’impresa iscritta all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali nella categoria riservata agli operatori delle bonifiche occuparsi di raccogliere e trasportare a trattamento i rottami ferrosi? Le due attività hanno ben pochi punti di contatto e non è detto che i bonificatori posseggano le autorizzazioni necessarie o i mezzi (scarrabili per la raccolta ed aree di stoccaggio per il deposito dei rifiuti, ad esempio) sufficienti ad effettuare operazioni di raccolta e trasporto. Peggio ancora per le imprese iscritte nella categoria del ‘commercio ed intermediazione senza detenzione': quel ‘senza detenzione’ significa proprio che per questo tipo d’impresa l’ipotesi di una presa in consegna dei rifiuti – di qualunque tipo essi siano – è fisicamente e giuridicamente da escludersi. Il legislatore, però, sembra essersene dimenticato. Ma non è tutto.

Oltre alle imprese di bonifica ed intermediazione, al produttore di rifiuti in rame, ferrosi e non ferrosi, la nuova legge riconosce la possibilità di consegnare gli stessi anche ad ‘un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti’, provvedendo egli stesso – sembra suggerire il legislatore – alle operazioni di raccolta e trasporto. Anche se, per farlo, il produttore iniziale dovrebbe disporre di autorizzazioni e mezzi che, in realtà, non ha. Le disposizioni contenute nell’articolo 30 rischiano insomma di mettere a subbuglio l’intero comparto del recupero dei rottami ferrosi, scatenando un vero e proprio caos burocratico o, peggio ancora, aprendo pericolosi spiragli a traffici e smaltimenti illeciti. Triste ironia, per una legge che invece puntava a sortire l’effetto opposto.

«Siamo alla ‘barbarie legislativa’. È il legislatore che scrive le normative sulla salvaguardia dell’ambiente ad essere, ora più che mai, colpevole di inquinare l’ambiente

Adesso con la situazione di stagnazione dovuta al Covid-19 che hanno bloccato da 2 mesi le aziende del comparto, non solo le aziende non riescono a districarsi in contorte regole burocratiche ed onerosissime, sia in termini economici che di tempo, ma anche e soprattutto in una miriade di licenze e licenzucce con centinaia di CER diversi per ogni tipologia, i quali non danno la possibilità di lavorare serenamente. Si e' sempre passibili di sanzioni anche svolgendo nel miglior modo possibile un lavoro che come mission ha la salvaguardia dell'ambiente, il recupero di materiali che andrebbero in discarica, alimentano nuovi prodotti contenendo i prezzi degli stessi, da lavoro a migliaia di persone.

Forse sarebbe l'ora che il carrozzone politico istituzionale, ed i loro burocrati che vivono sulle spalle di tante aziende che operano nel settore la smettessero di applicare regole ingiuste e restrizioni assurde. NON tutti sono mafiosi e trattano i rottami in modo illegale o seppelliscono scorie radioattive o sostanze chimiche nocive.

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